GRUPPO
DEL MASINO-BREGAGLIA
ALPINISMO CLASSICO...
17 giugno 2000:
Io
e l'amico svizzero Lorenzo "Pala" Lanfranchi partiamo alle 8 di mattina dal
parcheggio della Val di Mello, con destinazione verso le pareti della lunga
cresta del Cameraccio, che divide la valle omonima dalla Val Torrone.
Dopo circa 3 ore e mezza di marcia, siamo all'inizio del versante ovest della
Punta Meridionale del Cameraccio (2743 m), dove attacchiamo un nuovo itinerario
sul pilastro sudovest e cominciamo a salire per placche, speroni e qualche tratto
erboso.

Saliamo tutto il pomeriggio ed in 5 ore circa siamo in vetta alla punta, dopo
12 lunghezze di corda con difficoltà fino al V+/VI superate con protezioni
veloci (solo nuts e friends).
Dalla vetta vogliamo iniziare la traversata di tutta la cresta del Cameraccio,
tentata solo negli ultimi anni ma ancora non portata a termine. La cresta
porterebbe fino al passo del Cameraccio e poi, seguendo la via "Osio-Canali",
si concluderebbe in cima al Pizzo Torrone Orientale (3333 m).
Abbiamo con noi il materiale per bivaccare e viveri per 3 giorni.
La traversata delle torri rocciose è un continuo su e giù, una decina di tiri
(max VI-, alcune doppie) e la salita di una torre ancora inviolata (TORRE
INNOMINATA nella foto) ci portano sotto la Torre Re Alberto (2832 m), la famosa
torre che Giusto Gervasutti (in compagnia di A.Bonacossa, il più fecondo esploratore
della regione del Masino) riuscì a scalare nel 1933 superando il passaggio
da lui definito il più difficile della sua carriera.
Superiamo questo tiro famoso alle 20.30, illuminati dall'ultimo sole.
Grande ardimento di Gervasutti! La placca è un bel moderno 6a (VI+) improteggibile
e con movimenti delicati, un grande "numero" se consideriamo l'arrampicata
di 70 anni fa e le calzature dell'epoca... Dopo la prima salita del Gervasutti,
la placca è stata ripetuta una decina di volte, soprattutto negli anni '50
e in ultimo anche da qualche cordata "moderna".
Dalla torre decidiamo di non proseguire per la cresta perché troppo complicata
con i carichi che abbiamo, forse converrà ritentare più leggeri. Siamo anche
belli stanchi per tutta la giornata che abbiamo ormai alle spalle, con l'avvicinamento
diretto dal fondovalle e la via nuova + la prima parte di traversata = circa
2000 metri di dislivello complessivo.
Scendiamo attrezzando 400 metri di doppie sulla parete ovest della torre e
a mezzanotte arriviamo al bivacco Manzi-Pirotta.
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La via nuova sulla Punta Meridionale del Cameraccio si chiama semplicemente via "LANFRANCHI-MASPES": 600 metri con difficoltà fino al V+/VI, nessun chiodo utilizzato. Il resto della cresta fino alla Torre Re Alberto, seguendo il filo di cresta vero e proprio (a tratti sul versante della Val Torrone), ha difficoltà che arrivano al VI- e alcune doppie attrezzate per calarsi dalle singole torri (chiodi e spuntoni).
La cresta integrale, dalla Punta Meridionale del Cameraccio fino al Passo Cameraccio e concludendo poi per lo spigolo Sud del Torrone orientale, rimane una bella sfida per gli appassionati di un alpinismo d'altri tempi...
Luca Maspes "Rampikino"